Pietro De Scisciolo / Lucito
“BACKUP”, 2026 . a cura di Tommaso Evangelista
BACKUP nasce dall’incontro tra due territori. De Scisciolo ha portato con sé dalla Puglia, propria terra d’origine, alcune pietre successivamente lavorate a Lucito fino ad assumere la forma ingrandita della cicerchia, legume profondamente legato alla tradizione agricola locale. Nelle sculture l’artista ha praticato un incavo destinato ad accogliere delle schede di memoria contenenti le videointerviste realizzate agli abitanti durante i giorni della residenza: voci, volti, inflessioni, ricordi e testimonianze diventano così parte integrante dell’opera, trasformando il supporto digitale in un archivio della comunità. Il progetto originario individua proprio nella raccolta delle testimonianze e nel loro trasferimento su memoria digitale il nucleo relazionale dell’intervento. Le schede, sigillate all’interno delle pietre, vengono quindi restituite alla terra. Due delle tre cicerchie sono state collocate in altrettanti punti individuati nel territorio di Lucito; la terza è stata sotterrata pubblicamente durante l’inaugurazione, trasformando l’azione conclusiva in una performance condivisa. L’interramento, il rilevamento delle coordinate geografiche e la permanenza di un segnale esterno erano già concepiti come momenti essenziali di BACKUP, in cui la scultura si sottrae deliberatamente alla vista lasciando in superficie soltanto la possibilità di localizzarla.
A rendere visibile questa geografia sotterranea è infatti una targa permanente collocata in Piazza Vittorio Veneto. Sulla sua superficie compariranno il titolo BACKUP e, al di sotto, le tre coordinate geografiche corrispondenti ai luoghi nei quali sono state sepolte le cicerchie. Il riferimento alla tradizionale targa commemorativa viene così spostato verso una diversa idea di monumento, custodendo una porzione della memoria presente della comunità. Nel progetto di De Scisciolo la scheda di memoria, fragile e tecnologicamente destinata all’obsolescenza, viene affidata alla solidità della pietra e sottratta alla circolazione immediata.
L’intervento trova una particolare consonanza con la storia di Vis à Vis Fuoriluogo, che negli anni ha trovato a Lucito una delle comunità maggiormente disponibili all’incontro con gli artisti, fino a costruire nel paese una presenza diffusa di opere contemporanee. BACKUP introduce in questa geografia una condizione ulteriore: alle opere pubbliche visibili si aggiungono tre presenze sotterranee, conosciute attraverso le coordinate riportate sulla targa. Il museo diffuso di Lucito acquisisce così idealmente una sua parte invisibile, depositata sotto il suolo e affidata a un futuro indeterminato.
La scelta appare coerente anche con la ricerca di Pietro De Scisciolo, scultore formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bari, la cui pratica associa la conoscenza diretta della lavorazione della pietra a interventi installativi e site-specific costruiti nel rapporto con differenti contesti territoriali, storici e sociali. Con BACKUP questa consuetudine plastica raggiunge un esito paradossale: la scultura viene accuratamente realizzata affinché possa infine scomparire.
La performance conclusiva restituisce pubblicamente tale passaggio. L’ultima cicerchia è affidata alla terra alla presenza della comunità che, attraverso le proprie testimonianze, è già entrata fisicamente e simbolicamente nell’opera. Restano in superficie una targa, tre sequenze numeriche e la consapevolezza che, sotto Lucito, tre pietre conservano altrettanti frammenti del presente.
Organizzazione: Limiti Inchiusi — Paolo Borrelli e Fausto Colavecchia
A cura di Tommaso Evangelista
Con il Comune di Lucito
Un particolare ringraziamento ai fratelli Ludovico e Mauro Ianniruberto e ad Antonio Pizzuto per la disponibilità e l’aiuto fornito all’artista durante la realizzazione del progetto, e a tutti i cittadini di Lucito che hanno partecipato alle videointerviste, affidando a BACKUP le proprie voci, i propri ricordi e una parte della memoria del paese.